lunedì 3 febbraio 2014

Dal filo d'erba al filo di lana

                         



C’è stato un tempo in cui in ogni paese delle nostre montagne  possedeva da quaranta a cinquantamila pecore. In quel periodo la ricchezza delle persone si misurava in pecore, non in soldi: più pecore aveva una famiglia, più era considerata ricca.
Tutte queste pecore in estate popolavano le nostre montagne e la gente del paese faceva a turni per andarle a pascolare, ma quando i pascoli erano lontani  i pastori costruivano dei rifugi per poterci dormire dando vita a veri e propri  agglomerati che, dalle nostre parti, si chiamano “pagliare”. In inverno, quando la neve copriva tutto, le pecore venivano portate in posti caldi. Alla fine di settembre si riunivano le greggi e, tutti insieme, si iniziava a camminare verso il mare dove faceva più caldo e l’erba non era ricoperta dalla neve. Si utilizzavano strade erbose chiamate tratturi; dalla provincia de L’Aquila, attraversavano quella di Chieti e Campobasso e tutti portavano a Foggia. In Abruzzo quattro sono i principali tratturi: L’Aquila-Foggia lungo Km 243, Celano-Foggia, lungo Km 207; Pescasseroli-Candela, lungo Km 211; Castel di Sangro-Lucera, lungo Km 127.
Si tornava in primavera, quando le giornate erano più lunghe e calde e la neve iniziava a sciogliersi.
   


Della pecora si utilizza soprattutto il latte e la lana.
La lana per anni è stata il vero sostentamento delle famiglie perché, tanto tempo fa, si faceva tutto in casa: dalle coperte alle tovaglie, dai vestiti all'intimo, e tutto partiva da un filo di lana…
                                 


Ma prima di arrivare a questo filo bisognava prima tosare la pecora e, per fare questo, una volta si utilizzavano delle forbici apposite
                                                        
 
Ora si utilizzano speciali rasoi, molto simili a quelli utilizzati dai parrucchieri J
                                              

Una volta tosate le pecore, la lana raccolta veniva lavata e poi cardata per renderla soffice e per prepararla alla filatura.
Per cardare la lana si utilizza un attrezzo  chiamato “carda”
                            


…erano due tavolette con dei chiodini all’interno che strofinate tra loro allungavano le fibre della lana . Al termine dell’operazione la lana era pronta per diventare filo. Per fare questo veniva utilizzato il “fuso”, sì, proprio quello della vecchina della favola “La bella addormentata nel bosco”… J
                   


                                                     Fuso a ruota        


                                                    fuso a mano
Una volta che si aveva il filo, una parte veniva trasformato con i ferri o l’uncinetto per diventare maglie, giacche, mantelle, un’altra parte si tesseva per diventare coperte, tappeti ecc…


               
                                                               Telaio     



                                                            ferri e uncinetti

Per fare tutto questo lavoro ci si metteva tutto l’inverno e lo facevano le donne riunite tutte insieme in un unico locale che spesso era una stalla, mentre i loro uomini erano in Puglia con le pecore……



Ora la maggior parte di questo lavoro lo fanno le macchine, le pecore sono un po’ di meno rispetto al secolo scorso, però la pastorizia va avanti e questo è importante perché è un pezzo della nostra storia, quella che ci tiene al sicuro le radici e che ci ricorda da dove veniamo perché, ovunque la nostra vita ci porti, è necessario che non dimentichiamo da dove veniamo per non rendere inutili i sacrifici che hanno fatto i nostri bisnonni per lasciarci  questo territorio così bello e grande.

         

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