domenica 21 giugno 2015

Narra una leggenda che Maja........







“Turbine si accosciò: dal suo osservatorio scorgeva un ampio succedersi di cime, di colli, di valloni, di fossati, di pianori e di boschi e su tutti dominava solenne il gigante addormentato. Suggestionato e smarrito in tanta vastità, il lupo salutò il monte con un lungo ululato, che riecheggiò terribile e cupo tra quelle gole profonde e selvagge. Gli rispose un lontano latrare di cani.” (Da “I racconti di Mago Tari” di Alfredo Marzi)



Nonno, nonno, guarda cosa abbiamo trovato? La giornata era iniziata con nuvole grigie e una leggera pioggerellina e i bambini, non potendo uscire, si misero a rovistare dentro il baule dei nonni (cosa che gli piaceva moltissimo fare perché era come aprire lo scrigno del tesoro dei pirati: non sapevi mai cosa aspettarti!). Trovarono un vecchio libro che raccontava della vita della gente di montagna e degli animali che la popolavano. Chi è il gigante addormentato? Ma come miei cari, davvero non sapete chi fosse il Gigante addormentato? La vedete quella montagna laggiù all'orizzonte  che divide la terra dal cielo? Non vi sembra di scorgere un uomo che riposa? Ecco, quello è il Gran Sasso. Narra una leggenda che Maja, la più bella delle Pleiadi, fuggì dalla Frigia (il suo Paese) per portare in salvo il suo unico figlio Ermes, il gigante, caduto in battaglia. Dopo un lungo viaggio trovò riparo tra i boschi e i monti d’Abruzzo per cercare l’erba miracolosa che cresce ai piedi della montagna bianca, l’unica in grado di salvare suo figlio. Ma la montagna era coperta di neve così ogni suo tentativo fu vano e Ermes morì. Sconvolta dal dolore Maja lo seppellì sul Gran Sasso dove, ancora oggi, chiunque osservi da levante, può riconoscere nel profilo della catena montuosa il Gigante che dorme. Logorata dal pianto e dal dolore, dopo un lungo vagare per boschi e monti, Maja morì sul monte che l’aveva accolta e che oggi porta il suo nome “Majella”. Lì venne sepolta dai pastori che la ricoprirono di erbe aromatiche e di fiori profumati, la montagna prese così la forma di una donna, impietrita dal dolore, riversa su se stessa con lo sguardo fisso al mare. Ancora oggi, quando il vento impetuoso si aggira tra gli alberi e i villaggi, i pastori odono il lamento di una mamma in lacrime.


Per le genti d’Abruzzo la Majella è la Madre, simbolo della fertilità della loro terra… è la terra stessa!
Oh! I bambini restarono incantati dal racconto di nonno Paris e si ripromisero di andare a fare una passeggiata tra quei boschi per cercare le erbe medicamentose…ma questa è un’altra storia che racconteremo nella notte di San Giovanni.

Nel frattempo nonna Diomira aveva preparato un delizioso pranzetto, dalla cucina veniva un delizioso profumino di pasta condita con olaci e ricotta!


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