venerdì 25 dicembre 2015

E' ancora Natale...






È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce…”. Gabriele D' Annunzio


Sono abbastanza antica per dire che il Natale della mia infanzia è profumato di mandorle tostate, cioccolata calda e resina di abete, colorato da palline di vetro e animato da pastorelli modellati con il Das.



Poi, non si capisce bene per quale motivo, tutto incomincia a correre e pian piano i  ricordi vanno a rintanarsi lontano dal cuore e ci lasciamo travolgere dal tempo che passa.
Questa è la settimana di Natale e, come buon proposito, apriamogli la porta e facciamoli entrare di nuovo nelle nostre giornate e, se proprio non sapete da che parte incominciare, vi aiuto io con un pezzettino dei miei!

Come avrete capito dai miei precedenti articoli (chi mi segue sa di cosa sto parlando), a casa mia i giorni precedenti il Natale erano dedicati a impasticciare dolcetti di ogni genere; tra tutti c’era anche il Parrozzo.



La sua origine risale ai primi anni ’20 del secolo scorso, quando un pasticcere pescarese, tale Luigi D’Amico, ispirandosi al “pane rozzo” fatto con farina di mais, decise di apportarne alcune modifiche e farlo diventare dolce; Gabriele D’Annunzio ebbe il privilegio di assaggiarlo per primo e ne fu talmente estasiato che gli dedicò un madrigale!
Se volete provare a farlo ecco quello di cui avete bisogno: 150 gr di semolino (o farina di mais), 150 gr di burro, 200 gr di zucchero, 5 uova, scorza grattugiata di un limone, 150 gr di mandorle spellate e tostate di cui 10 amare, 200 gr di cioccolato fondente per la glassa. Mescolate gli ingredienti aggiungendo le mandorle tritate finemente e colate l’impasto così ottenuto in una teglia semisferica, infornate a 170° per 90 minuti circa. Sfornato e raffreddato ricopritelo con il cioccolato fondente precedentemente sciolto in un tegame con una noce di burro.
Da gustare accompagnato da una calda tisana alla mandorla versata in una tazza “mug” e, per farla rimanere calda a lungo, potete isolare la tazza con un rettangolo di lana realizzato all’uncinetto avviando 10 catenelle con una rimanenza di filo e lavorare a mezzo punto alto in giri di andata e ritorno fino a raggiungerne la circonferenza; all’ultimo giro, per l’occhiello,  lavorare 3 mezzi punti alti, 4 catenelle, saltare 4 punti e terminare con 3 mezzi punti alti, chiudere il lavoro; cucire un bottone all’altra estremità.



 E ora che abbiamo soddisfatto la nostra golosità e la nostra anima e i ricordi hanno incominciato a riemergere, non mi rimane che augurarvi un Natale da portare nel cuore per poterlo raccontare.
Buon Natale a tutti.


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