mercoledì 29 marzo 2017

Pane e cioccolata







"Pane e cioccolata,
che mangiate in quelle sere
di ottobre fra le zinnie
e i gatti in amore"
Dacia Maraini


Cioccolato
sostantivo maschile (come sia diventato femminile nel corso dei tempi non ci è dato saperlo, oppure sì? [ndr])
Prodotto alimentare di elevato valore energetico (500-600 calorie ogni 100 gr), essenzialmente costituito da una miscela di zucchero e cacao ( c. fondente ), con eventuale aggiunta di latte in polvere e burro di cacao ( c. al latte ), messo in commercio sotto forma di tavolette, cioccolatini, pani, oppure in polvere.
Questa è la definizione della parola "cioccolato" nel vocabolario della lingua Italiana.
Noi sappiamo che non è così.
Il cioccolato è materia viva, ha il suo respiro, il suo linguaggio, il suo battito interiore. Da bambini la mangiavamo di nascosto dalla mamma, ci veniva data a scuola come premio, era oggetto di "fioretti" quando volevamo far realizzare un desiderio (niente cioccolata per tre mesi se mamma mi fa andare al mare con gli amici, se sono promossa, se incontro quel tipo tanto carino...), segna una pausa, ti ascolta quando pensi ad alta voce...
"Solo quando si sente oggetto di intima attenzione, e solo allora, esso cessa di ammaliar la gola e si mette a dialogare con i sensi"; questo scriveva nel 1872 Alexander Von Humboldt, naturalista tedesco e sfido chiunque a  contraddirlo.
Noi Europei dobbiamo ringraziare ancora una volta Cristoforo Colombo che, nel 1502, di ritorno dai suoi viaggi nelle Americhe,  ce lo fece assaggiare per la prima volta e di lì a poco troviamo parole scritte sul cioccolato dai classici della letteratura di viaggio agli epistolari e poesie di genere settecentesche, dai grandi dell'ottocento ai più recenti diventati ormai parte integrante della nostra immaginazione.


Non ditemi di  non aver pensato alla stessa cosa perché non vi credo!
La bibliografia cioccolatosa è ricca e variegata ce n'è, come si dice,  per tutti i gusti: in tazza calda e fumante, amara e piccante, dolce e vellutata, sotto forma di torte, creme, dentro invitanti forme di cioccolatini, tavolette, bon bon, e io? Chi sono io per non lasciarmi trascinare dalla tentazione di provare a fare qualcosa che plachi la mia "voglia di buono"?
Cioccolato spalmabile bianco e nero per la gioia di tutti.
Ho iniziato dalle tavolette di bianco e fondente 300gr di ogni tipo



200gr di nocciole tostate e private della pellicina e 100 gr di zucchero di canna per ogni tipo


Frullare prima le nocciole con lo zucchero e, quando saranno diventate cremose, aggiungere poco alla volta il cioccolato a pezzi diluendo un po' alla volta con un bicchiere di latte freddo. Quando il composto sarà cremoso versarlo in  una pentola e lasciarlo pastorizzare a bagno maria per 30 minuti mescolando con una palettina di legno



Invasare e chiudere ancora calda affinché si formi il sottovuoto


Per una pausa "coccole"  propongo la versione "chips di mela", delicata e sfiziosa...


... e per una vera merenda pane e cioccolata; insieme a pane burro e zucchero non esiste gioia più grande al mondo. 
Convenite con me vero? Come dite? L'Amore?... Sopravvalutato. Da un punto di vista biochimico non è diverso da una grande scorpacciata di cioccolata. Al Pacino docet.















martedì 21 marzo 2017

All colors of the world - Natural dyering





Humans were always fashinated by color and had a tremendous liking for colored substances for hundreds and thousands of years.

 A thousand years back, having a beautiful colored fabric was a high status symbol.

 Dyeing of textiles go back to the Neolithic period; dyed flax fibres have been found in the Republic of Georgia in a cavehave dated back to 36000 years before Christ’s birth. The process of wool dyeing had been established as a craft in Rome as long as 715 BC.

By the way. We’ll try to dye with natural metod. In this case colors are obtained from palnts sources: roots, fruits, berries, leaves, funghi, lichens, flowers, some kind of wood.


 It is impossible for us to know how and when the primitive man discovered that roots or some plants can produce color, but that’s it. We should thank him…anyway! ☺

Just for fun or to make something different to wear, try to dye some wool or fabric, or an old shirt or everything you want!




To make the dye solution: chop plant material into small pieces and place in a pot. Double the amount of water to plant material. Bring to a boil, then simmer for about an hour; let cool, add two cups of white vinegar and add your fabric (or other) to be dyed. Boil for an hour, allow material to soack in the dye overnight. When the dye will be cold, drain and wash the material in cold water, allow to dry in a shady place away from sunlight.



Learning more about dye plants will help you better appreciate fragments of textiles museum, as well as Medieval tapestries and costumes. Recreating an ancient technique, like dyeing wool with traditional natural dyes, forges and band between you and the artisans of the past.


 You will find great satisfaction in knitting or wearing a scarf dyed with the same colors used by Pharaones, Celts, Vikings and Medieval Kings and Queens.



 If you want to try, here is some material aviable for dyes:
-  Shades of orange: carrot, eucalyptus, onion skin 
- Shades of brown: Beetroot, walnut, teabags
-  Shades of Pink: Cherries, rapesperries, avocado, strawberries
- Shades of blue: red cabbage, saffron petals, grapes, blueberries, indigo (isatis tinctoria)
- Shades of red: red leaves, sycamore, hibiscus, portulaca flowers
- Shades of green: spinach, red onion skin, peach leaves, peppermint
- Shades of yellow: St. John’s wort, sunflowers, yellow daisy

                    



 What else? Have fun and let me know

lunedì 3 ottobre 2016

Di mare e altre storie




"...perché il mare non ha paese, nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ascoltando, di qua e di là, dove nasce e muore il sole..."
G. Verga

Questo fine settimana, a L'Aquila, l'Associazione di promozione sociale "Volta la carta" (www.laquilavoltalacarta.it) , nell'ambito della manifestazione omonima, promuove un premio letterario che prende spunto da questa bellissima frase che Giovanni Verga ha scritto nei Malavoglia. Io ci ho pensato molto; non ho partecipato al concorso, però l'idea mi intricava e non lasciava in pace la mia mente che continuava a pensare, infine  l'idea: utilizzerò parole fatte di filo, natura, fantasia. Delle tante parole queste penso ben si adattino per unire tutti i Continenti.

(Maria Lai: ricucire il mondo)

Sin dalla preistoria (i reperti tessili Peruviani sono datati 8.500 a.C.) la tecnica della tessitura e della tintura è stata a servizio dell'arte per dare alle stoffe, oltre alla funzionalità, estetica. In alcune sepolture preistoriche risalenti al 3.000-4.000 a.C., sono stati trovati attrezzi per la filatura e tessitura, recipienti contenenti materiali tintori, beni preziosi che dovevano accompagnare il morto all'aldilà. Questo a significare che tali arti sono sempre esistite.


Il tessuto  veniva ornato in diversi modi: con la pittura, il ricamo, la tintura, la stampa ecc..., tecniche antichissime in uso ancora oggi, tramandate di generazione in generazione, incontrando culture e civiltà diversissime tra loro; attraversando mutamenti economici, scoperte scientifiche, circolazione delle idee e dell'arte. E tutto questo avendo come denominatore comune il mare; questa landa sconfinata fatta di acqua, tanto spaventosa quanto aperta alle sfide. Cosa saremmo noi e dove staremmo se nessuno vi si fosse avventurato?


Io, probabilmente, devo ringraziare Marco Polo per aver portato tra noi la maggior parte delle tecniche tintorie e di stampa su tessuto. Conoscerle tutte è praticamente impossibile, ma non mi lascio scoraggiare così facilmente, quindi continuo a studiare.
Tra le tante tecniche di stampa e tintura in giro per il Mondo io sto iniziando a sperimentare la stampa su tessuto con materiali vegetali. Facendola ho scoperto che non stiamo parlando solamente di tecnica (come tutte le arti manuali d'altronde), ma di stili e scelte di vita. Il ritmo è lento e i risultati sono sempre diversi; a volte neanche si avvicinano a quello che si era pensato di fare, ma, spesso, danno delle emozioni incredibili.
Per approcciarsi alla stampa su tessuto bisogna guardarsi sempre intorno con occhi da bambini direi, sempre pronti alla scoperta e a meravigliarsi di ogni cosa. Questo intendevo quando parlavo di stili e scelte di vita...dobbiamo abbandonare l'idea del tempo che incalza e dei mille impegni che abbiamo incastrato nella giornata. O meglio, dobbiamo districarli guardandoli da altri punti di vista. E' normale fare mille cose: abbiamo casa, famiglia, bambini, impegni di ogni genere e tipo, ma viviamoli in pieno godendoci ogni attimo  invece di trascinarci da un punto a un altro fino a terminare la giornata sfiniti.
E' vero, sto divagando!


Per stampare su tessuto questo è un inesauribile magazzino di materie prime....


Si inizia con la selezione del materiale...


...poi il tessuto che non deve essere in poliestere o derivati ma di cotone, lino, seta, lana. Io avevo uno scialle di lana naturale fatto all'uncinetto tempo fa; mi piaceva il punto che riproduceva un po' le increspature del mare, ma ancora non mi convinceva, così l'ho messo alla prova... 


...e ci ho aggiunto un tocco di montagna...


...ultime rose di stagione...

 

...legato stretto stretto...


...pronto per la "cottura".


Dopo un paio di giorni, srotolandolo è avvenuta la magia, il risultato è stato sorprendente!

 





Chi più di noi, che dall'alto della nostra Montagna possiamo vedere "dove nasce e muore il sole", ha la possibilità di godere dell'odore di resina rilasciato dagli alberi agitati dal vento e di quello della  salsedine portato dalle onde nei giorni di tempesta?


"Quando si varca l'arco di ingresso dei sogni, lì, proprio lì, c'è il mare..." (Luis Sepulveda)


(questa è la porta del mio sogno)














sabato 1 ottobre 2016

"Ode al diavolicchio"







Ospite che a noi vieni, intelligente,
ed hai papilla tremula, sapiente,
questa che noi t’offriamo è la tepente
anco preziosa
salsedine del mare che si sposa all’aroma di terra generosa
e a quel che l’arca serba a noi prezioso pane croccante.
Nel glauco mare che già amaro in sante
Rampogne il Vate disse, nel sonante
Mare che specchia Febo italo amante
Divino ardente,
di tra i flutti prendemmo la silente figliolanza del cefalo lucente,
il turgido merlango paziente,
il gran testa,
l’orata a rombo, tutta d’or contesta,
il salifero scorfano, la mesta murena grassa dalla strana vesta
a maglie nere
degli scogli dell’Adria; dai fiorenti orti cogliemmo il timo,
i rossardenti diavoletti folli e le virenti erbette fini.
Il fuoco lento infine alle terrine porose demmo,
e il canto alle marine spiagge che vider navi anche col rostro,
nessun brodetto mai eguaglia il nostro!
(G. D’Annunzio)


Cristoforo Colombo lo avrà anche portato in Europa di ritorno dalla seconda spedizione nelle Americhe, ma, scusate se è poco, il Vate lo ha reso ingrediente indispensabile di un brodetto di pesce immortalato in un'ode!
Reperti archeologici testimoniano che il peperoncino piccante era conosciuto  già nel 5.500 A.C. dagli abitanti dell'odierno Messico. Come ogni cosa nuova, inizialmente non godeva di buona fama tanto da essere coltivato esclusivamente a scopo ornamentale. Inizialmente coltivati nei monasteri, dalla Spagna si diffusero in tutta Europa grazie anche alla capacità della pianta di adattarsi a tutti i tipi di clima e di terreno.
Il suo consumo è diffuso soprattutto nelle Regioni calde data la sua capacità di conservare gli alimenti considerato che non esistevano ancora locali frigorifero! Naturalmente ha anche molte proprietà benefiche come, ad esempio, le vitamine C, A, K2, Capsaicina (che riduce i livelli di insulina nel sangue)

Da noi in Abruzzo lo si usa in mille modi diversi, uno su tutti "l'olio Santo" e, il nome, è tutto in programma! 
Quando si prepara l'orto per le sementi "Ji diavulitti" non devono mai mancare. 
Io ci ho provato a fare la marmellata. Lo so sembra un ossimoro, però il risultato è stato sorprendente. Se volete provare anche voi avete bisogno di:
100gr di peperoncini rossi piccanti, 400gr di peperoni rossi dolci, un bicchiere di vino rosso (io ho usato il Lamata di Vigna di More), 300gr di zucchero, un paio di guanti.

  
Indossando i guanti mondare i peperoncini e i peperoni eliminando i semi e i filamenti, spezzettarli e mettere in una pentola antiaderente insieme allo zucchero,


Aggiungere il bicchiere di vino e mettere sul fuoco a fiamma moderata, portare a ebollizione, abbassare la fiamma e lasciare bollire per un'ora. Con l'aiuto di un passaverdura ridurre in purea la polpa, rimetterla sul fuoco e far bollire ancora 30 minuti. Invasare ancora calda sì da far formare il sottovuoto a vasetti.


Ottima per accompagnare formaggi molli come ricotta, stracchino, burrate, oppure stagionati come i vari tipi di pecorino di cui la nostra Regione abbonda.




Anche gli arrosti di maiale non disdegnano il suo sapore agrodolce per non parlare delle torte al cacao amaro...ma questa è un'altra storia che vi racconterò più avanti.
...e per smorzare il piccante al palato provate con un cucchiaino di yogurt bianco o panna acida, fanno miracoli.
Tenetemi aggiornata sulle vostre prove.

mercoledì 21 settembre 2016

Tecnica Inglese o Continentale?







Amare il lavoro a maglia vuol dire continua ricerca e miglioramenti di nuove tecniche, nuovi punti, ma anche conoscere la storia, le tradizioni dei vari Paesi, le persone che hanno contribuito a diffondere, migliorare e rendere originale ed esclusiva questa pratica.



Non tutti sanno che ci sono diversi modi di lavorare la maglia con i ferri, tecniche più diffuse per via del trapasso di nozioni tra generazioni, altre semplicemente delle modifiche adattate alle capacità di ognuno. Due sono i fili da cui si dipanano le varie tecniche sperse per il mondo: la tecnica “Inglese” e la tecnica “Continentale”.

La tecnica Inglese ha evidentemente origini Britanniche ed è quella più comunemente usata nelle nostre latitudini: il filo del lavoro viene tenuto sulle dita della mano destra e gettato avvolgendolo al ferro. Si lavora tenendo il ferro sinistro libero e il destro bloccato tra il busto e il braccio.

Continentale sta per “Europa Continentale”; questa tecnica è nata in Germania ed è largamente usata nei paesi nordici; il filo del lavoro viene mantenuto sulla mano sinistra ed è il ferro destro, con un movimento simile a quello dell’uncinetto, che lo prende per formare la maglia. A differenza della precedente, con questa tecnica il lavoro si tiene in mano permettendo anche una più corretta posizione delle spalle che vengono affaticate di meno.

La diffusione della tecnica Continentale è drasticamente diminuita durante la seconda guerra mondiale per via del “politically correct” essendo nata in Germania , salvo essere stata riportata in auge grazie al lavoro di Elisabeth Zimmerman e all’uso sempre più frequente dei ferri circolari.



“Davvero, tutto ciò che vi serve per diventare brave magliste sono lana, mani, ferri e un’intelligenza media. Ovviamente intelligenza superiore, come la mia e la vostra, sono un vantaggio”, così Elizabeth Zimmerman (per gli amici EZ, per le appassionate di maglia di tutto il mondo una Sacerdotessa), soleva iniziare ogni sua conferenza sul tema maglia. Lavorare la maglia per lei era una vera e propria filosofia, difficile da spiegare a parole, certo da soddisfazione, è divertente, sviluppa l’inventiva ma, la parola chiave che racchiude tutte le altre è: intraprendenza.

Presumibilmente gli uomini primitivi allevavano pecore per la carne, il latte, la pelle; quanta intraprendenza hanno avuto per capire che la lana poteva essere tosata e filata; quanta intraprendenza per arrivare a fare due punti base partendo da semplici nodi; per arrivare a costruire telai per fare stoffe o ferri per lavorare anche quando si stava in movimento per ingannare il tempo mentre si pascolava il gregge?



Oggi il lavoro a maglia, continua EZ, può ancora riempire ritagli di tempo. Abbiamo mai calcolato i nostri tempi di attesa durante una giornata? Aspettiamo fuori la scuola per riprendere i bambini, aspettiamo in macchina mentre siamo intrappolati nel traffico, aspettiamo dal medico, dalla parrucchiera; ognuno di noi ha i suoi tempi di attesa. Proviamoci a portare sempre un piccolo lavoro a maglia in borsa e, durante l’attesa, invece di giocherellare con lo smartphone, intrecciamoli due punti, ne godrà la nostra salute, ma soprattutto il nostro spirito. 



E, aggiungo io, non preoccupiamoci di regole o schemi, questi devono essere solamente punti di partenza da cui le nostre mani attingeranno per segnare altri percorsi. Il divertimento, la curiosità, l’avventura, la fantasia, ci accompagneranno durante il percorso rendendolo luminoso ed esclusivo. Buon divertimento.


(three corner hat - EZ pattern)





E...state in Abruzzo knitting kal

  Anche se il clima dimostra il contrario è primavera e, accantonata la lana per un po',  la voglia di sferruzzare fili più "legger...