Visualizzazione post con etichetta food and drink. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta food and drink. Mostra tutti i post

lunedì 15 aprile 2019

Easter cookies in Abruzzo







The Easter egg of my childhood were shaped like a ... doll, or rather a Pupa.



To understand how this custom was rooted in Abruzzo, come on holiday during Holy Week and while you walk among the overflows of Teatine' coast and the gentle hills of Pescara and Teramo or in the ancient villages between  Majella and  Gran Sasso you will feel in the air  scents of toasted almonds, golden cookies, colored sugars. The art of confectionery from Abruzzo is at least as varied as the region itself.

Pupe, horses and hearts  are Easter cookies; once they exchanged on this day with the promises of lovers, then the children took possession of them. The egg is always present because it's the new life symbol , fertility,  good luck, the colored sugars because they are cheerful just like children smiles.



In some places they are covered with a chocolate glaze or almond paste, in others simply eggs, sugar and flour. The only difficult thing is ... eating them. You never know where to start: "what if it hurts? But if I start with  hair does it stay bald? And the legs that it can't run anymore?"


This year I wanted to have fun and I found my grandmother's recipe in the drawer of memories (ah! Grandmothers, can you imagine a world without?) Or rather, I tried to give a definite amount to what she did " by eye "and here it is:
- 500gr. flour, 
- 4 eggs + 1 for decoration,
- 5 tablespoons of sugar,
- 1 glass of milk,
-1 glass of oil,
- 1 sachet of vanilla yeast,
- sugary to decorate

In a table, mix all the ingredients and let the dough rest for half an hour covered with a cloth. Then esplanades  and cut out the figures with a mold or rather "by hand", leaving your imagination free, perhaps kneading with your children.
Bake at 180 degrees for 40 minutes and voila, magic created. 


Enjoy Easter

venerdì 7 settembre 2018

Marmellata di more




Chi non ha tra i ricordi di fine estate lunghe passeggiate nei sentieri di montagna o di campagna a raccogliere more?

Io sì.

Mi ricordo che per noi era una festa; uscivamo presto la mattina ognuno con il proprio cestino e, raggiunta la destinazione, saltellavamo di cespuglio in cespuglio come tanti uccellini a fare scorte per l'inverno. A parte la raccolta, il momento più bello era sicuramente la colazione: "open air" fatta di fettine di prosciutto, pane fritto dorato, succhi di frutta e crostata di ricotta e cioccolato, slurp!
                                        
                              

Nel corso degli anni (forse è più esatto dire decenni, ma sorvoliamo!) ho continuato ad andare "per more" perché mi rassicura, mi aiuta a mantenere il contatto con i miei pensieri bambini, mi riappacifica con il mondo.


Queste le ho raccolte questa mattina. Appena tornata a casa mi sono messa subito all'opera e ci ho fatto una dolce e squisita marmellata.


Spalmata sulla "ferratella" con alcune gocce di cioccolato e accompagnata da una tisana di liquirizia e menta vi assicuro ha il suo perché.

Ecco la mia ricetta:
1 Kg. di polpa di more 
500 gr. di zucchero
2 mele 
1 limone

Lavare le more, metterle in una pentola con il succo del limone e le mele sbucciate e tagliate a pezzetti, portare a ebollizione a fuoco lento e lasciare bollire per 30 minuti, quindi passare il composto al passaverdure (per eliminare un po' di semini) e rimettere il composto nella pentola, riportare ad ebollizione e aggiungere lo zucchero; far bollire per altri 30 minuti e versare nei barattoli ancora calda sì da facilitare il sottovuoto.

Ecco qua, niente di più semplice. Buona raccolta e buona merenda!


P.S.: lo scarto non lo buttate (magari mettetelo in una bustina e congelatelo), la prossima volta vi racconterò cosa farne!


venerdì 6 luglio 2018

Ferratelle salate






E venne anche il tempo delle ferratelle salate.

E' da un po' di tempo che ci stavo pensando e oggi, finalmente, le ho provate.
Voi direte: beh! Ma che c'è di strano? Niente se non siete Aquilani; se lo foste allora saprete che dire ferratelle salate è un po' come affermare che la terra è piatta.

Vi assicuro che non è stato per niente semplice battere le uova spolverate di sale anziché affogate nello zucchero, anzi abbastanza triste direi, però che dire, il risultato è stato incredibile, anzi non vi nascondo che alla fine ci ho preso gusto e le ho provate con quattro diverse varianti:

Variante 1: pepe


Variante 2: peperoncini piccanti


Variante 3: origano


Variante 4: rosmarino


Sfiziose per un aperitivo al posto dei crakers o delle "solite" tartine, si possono accompagnare con marmellate di lavanda, di melecotogne, pomodori verdi, rape rosse o con l'hummus, affettati o con tutto quello che il vostro gusto vi suggerisce.

Io vi lascio la ricetta base, voi metteteci tutte le varianti che volete.

- 3 uova
- 1 cucchiaino di sale fino
- 1 bicchiere di olio
- 1/2 bicchiere di latte
- 250 gr. di farina 

Una volta impastato il tutto dividetelo in diverse ciotole e insaporitelo a piacere.










martedì 12 giugno 2018

Pane burro e marmellata





Ciliegie! Quando ero piccola (il secolo scorso ormai) adoravo il mese di giugno per due motivi in particolare: si chiudeva la scuola e si maturavano le ciliegie; nessuno al mondo era più felice di me.


Ad un campo vicino casa c'erano due alberi secolari di ciliegio, luogo di riunione di noi bambini. In primavera ci andavamo per godere del profumo dei fiori e all'inizio dell'estate per fare enormi e leggendarie scorpacciate di frutti. I ragazzi più grandi si arrampicavano fin su in cima per raccogliere quelli più maturi che poi  mangiavamo tutti insieme sdraiati sul prato. Roba da preistoria... se lo raccontassimo ai bambini di oggi ci prenderebbero per matti! Insomma, le ciliegie si comprano al supermercato, mica sopra gli alberi!


Adesso sono grande, ho un'altra casa, tante cose sono cambiate, ma in giardino ho un albero di ciliegio che continua a regalarmi frutti a volontà (stagione permettendo ovviamente) e io, facile preda di attacchi di "nonnapaperite", di certo non le lascio tutte agli uccellini che gli svolazzano intorno!



Sciroppate, con il brandy, centrifugate e soprattutto... marmellata!!


Pane, burro e marmellata... la mia merenda preferita, accompagnata dal succo di ciliegia era il massimo. No, scusate, il massimo era mangiarlo insieme ai miei amici nel nostro rifugio segreto.


Il fatto che sia cresciuta non vuol dire privarmi di questo piccolo piacere.


Dopo tutto quale occasione migliore per staccare  la spina e concedermi una pausa, tanto per riordinare le idee e fare spazio a nuovo progetti!.



 Così siamo cresciute, tu e io, simili a due ciliege, nate in coppia, che sembrano divise sui due gambi, ma nella divisione sono unite; due belle coccole su un solo stelo.
William Shakespeare, "Sogno di una notte di mezza estate"









venerdì 1 giugno 2018

Mandorle verdi sott'olio




Mandorle verdi, chi non le ha tra i ricordi?
E' sempre stato il primo frutto fresco dell'anno. Come dicevano gli anziani, profondi scrigni di saggezza, i mandorli fiorivano una luna prima di tutti gli altri alberi; mai hanno resistito al primo tiepido sole di febbraio e, incuranti delle raccomandazioni di  Madre Natura, iniziano a riempirsi di fiori bianchi e rosa e a colorare paesaggi facendoci sognare la primavera.

(Foto dal web)

"Ci vorrebbe una panchina sotto il mandorlo,
e qualcosa da non dimenticare"



Ma torniamo a noi!
Mandorle verdi, dicevamo, mandorloni dalle mie parti; da piccola ne facevo scorpacciate, con quel sapore dolce e aspro che mi facevano strizzare gli occhi quando le masticavo e il "crok" del morso che rimbombava tutto intorno.
Solamente ora so che sono anche benefiche per la nostra salute: combattono il colesterolo cattivo, tengono a bada la glicemia, sostengono il sistema nervoso, nutrienti per la pelle, proteggono dai danni del sole e molto altro ancora, ma no, non sono anche meno caloriche di quelle secche, mi dispiace comunicarvelo in questo modo brutale!
Oltre a mangiarle fresche, in che modo possiamo utilizzarle? Ecco, vi lascio una ricetta curiosa da utilizzare per sorprendere i vostri ospiti in un aperitivo estivo in terrazza: "mandorle verdi sott'olio"


- 20 mandorloni
- 50 ml di vino bianco
- 50 ml di aceto bianco
- un cucchiaino di sale grosso
- Olio extra vergine di oliva

In una pentola portate a bollore il vino, l'aceto e il sale,  aggiungete le mandorle lavate
e fatele bollire per 5 minuti...



... quindi scolatele  e fatele asciugare tra due canovacci per tutta la notte


...infine mettetele in un barattolo sterilizzato e ricoprite di olio extra vergine di oliva. Riponete in un luogo fresco e buio; lasciatele insaporire un paio di settimane almeno prima di assaggiarle.



Che altro aggiungere... ditemi se vi sono piaciute!




venerdì 6 aprile 2018

Sciroppo di viole mammole





Il mese di marzo non è esistito.
E' passato talmente in fretta da non poterci progettare nel mezzo nulla di nulla.
E' come se il teletrasporto dell'Enterpice mi avesse portato in un universo onirico facendomi rimanere sospesa tra i miei pensieri.
Niente di grave, sono tornata.
L'ho fatto nel bel mezzo della primavera, giusto in tempo per godere del profumo dei primi fiori e dei trilli delle rondinelle esploratrici.



Tra tutti i fiori della primavera, la violetta di campo è la più intrepida; al primo sguardo potrebbe sembrare timida e impacciata, ma riflettendola bene è sfrontata, tenace, allegra e niente è capace di inebriare l'aria come il suo delizioso  profumo. 
Fonte di ispirazione di poeti, scrittori e raccontastorie, le violette oltre che belle da vedere, vengono utilizzate anche come ingredienti per tisane rilassanti, cristallizzate con lo zucchero aromatizzano torte, biscotti, mousse, creme. Contengono vitamine A e C, antiossidanti e mucillagini che calmano la tosse e sciolgono il muco. Che altro pretendiamo da un fiorellino così piccolo?


Io ho iniziato con farci uno sciroppo  e mi sono divertita molto.
Se volete cimentarvi anche voi prendetevi un paio di ore di tempo e concedetevi una bella passeggiata fuori città, lontano dal traffico possibilmente e, quando meno ve lo aspettate, eccole spuntare tra il muschio del sottobosco o a far da cornice ad un mucchietto di pietre

  

Per lo sciroppo vi occorrono 100 di violette (mondate dai calici), 200 ml di acqua, 400 gr, di zucchero (potete anche fare 100 gr. di zucchero e 100 gr di miele, ma vi varierà il colore).
Fate bollire l'acqua e versatela sui petali di viola che avrete messo in una ciotola di vetro o di acciaio già mondati e lavati, girate con un cucchiaio, coprite e lasciate in infusione per almeno 5 ore.


 Trascorso il tempo necessario filtrate il liquido in una pentola, aggiungeteci lo zucchero portate a ebollizione e lasciate bollire lentamente fino al completo scioglimento dello zucchero. Spegnete, il fuoco, lasciate raffreddare e imbottigliate. Conservatelo in un posto fresco e asciutto e non a diretto contatto con la luce del sole.


Oltre che utilizzarlo per addolcire creme e tisane, nei gelati, nelle granite, provatelo nello yogurt, è delizioso! E se non siete astemi come me aggiungete 100 ml di alcol puro e otterrete un delizioso liquore digestivo.
Che altro dirvi: buon divertimento!

P.S.: piccola ma importante avvertenza. Vale sia per le violette che per tutte le erbe e i fiori selvatici che intenderete raccogliere: se sono in giardino verificate che non le abbiate curate con concimi artificiali o liquidi e polveri infestanti; se sono nei prati naturalmente non devono essere vicino al traffico caotico della città... la vostra salute varrà una gita fuori porta che dite?



Le violette

Anche quest’anno andrai per violette

lungo le prode, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai: che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: «Domani è primavera.»
Ogni anno ti confidi al tuo tremante
cuore: «È finita», e pensi: «Non andrò
per violette, non andrò mai più
per violette – ché passò il mio tempo –
lungo le prode, nel febbraio acerbo.»
Invece (e donde ignori, e da qual bocca)
una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventano ali,
sì alta è la promessa ch’è nell’aria.
E per amor dell’esili corolle
quasi senza fragranza, ma beate
d’esser le prime, avidamente schiacci
con gli steli la zolla entro le dita.
O sempre nuova, o non guarita mai
dell’inquieto mal di giovinezza,
a chi dunque darai le tue viole?
A nessuno: a te stessa: o, forse, ad una
fanciulla che ti passi, agile, accanto,
e ti domandi dove tu l’hai colte:
sola n’è degna, ella che fresca ride
come il febbraio; e non si sa qual sia
più felice, se ella, o primavera.


Ada Negri

mercoledì 31 gennaio 2018

La cipolla è un'altra cosa









La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.
(Wislawa Szymborska)


E' per questo che piangiamo quando la tagliamo? Perché si avvolge talmente tanto su se stessa che è cipollosa fino alla cipollità e, in fondo, un cuore non ce l'ha e fa piangere noi. Sarà così, non trovo altra spiegazione.


Cipolla rossa: di Tropea, di Suasa, di Certaldo, di Acquaviva, di Turda, di Whetersfield, di... basta, sono finite 😁. 20 calorie per 100 gr. (ma sfido chiunque a mangiare centogrammidicipillainunavolta), vitamine e minerali a volontà, antiossidanti, antitumorali, aiutano il sistema immunitario, amiche delle ossa, insomma, la panacea di tutti i mali, tranne che quando le mangiamo dobbiamo scegliere: o loro, o la nostra vita sociale, oppure organizzare un cipolla party e "vissero tutti felici e contenti".


Eccole qua le mie cipolle rosse, a concludere la serie colore del mese di gennaio; le ho private delle bucce, scottate in una soluzione di vino e aceto bianco, sale e un pizzico di zucchero, scolate, asciugate e messe sottolio: una vera bontà.


Il buono lo mangiamo e lo scarto? Lo scarto l'ho utilizzato per... tingere e, sorpresa, da queste bellissime cipolle Rosse che cosa è venuto fuori?


Un bellissimo Giallo, che più giallo non si può. Ma questo è un altro colore e ve lo racconterò uno di questi mesi.



















giovedì 18 gennaio 2018

Marmellata di bacche di rosa canina




Il  rosso continua a colorare il mese di gennaio e questa volta è il turno delle bacche di rosa canina; non si può non notarle durante le passeggiate in montagna perché sono la parte allegra del grigio e piovigginoso paesaggio invernale!


Per gustarle  in cucina bisogna raccoglierle all'inizio dell'inverno, quando le prime brinate ne ammorbidiscono la polpa;  si possono utilizzare sotto forma di decotti, tisane, liquore o marmellate, fresche o essiccate.
Sono molto ricche di vitamina C (100 gr. di bacche ne contengono l'equivalente di 1 kg. di arance), contengono carotenoidi, acidi organici, polifenoli, diversi zuccheri (tra cui il sorbitolo). Come rimedi naturali vengono utilizzate per prevenire raffreddori, rinforzare il sistema immunitario; sono vitaminizzanti e stimolanti delle funzioni renali.


Io mi sono divertita a trasformarle in una rossa e profumata marmellata. Se avete bisogno di un'idea per iniziare, ecco quello di cui avete bisogno:
- abbigliamento comodo e caldo;
- scarponcini da montagna (non si sa mai!)
- un cestino 
- un passatutto
- 400 gr. di bacche (*)
- 2 mele rosse
- il succo di un limone
- 200 gr. di zucchero (bianco o di canna)
- Facoltativo un'amica o amico che condivida con voi questa esperienza
Tempo impiegato  per la raccolta 2 ore circa
Tempo impiegato per la cottura 2 ore e 30 minuti
Tempo impiegato per la mondatura..... chi può dirlo!!


In una giornata libera da impegni e orari, uscite per la vostra passeggiata e dirigetevi lì dove avete fatto il sopralluogo tattico giorni orsono (!!!) e, respirando a pieni polmoni mentre vi godete il paesaggio, iniziate la vostra raccolta.



Tornati a casa... mettetevi l'anima in pace (fate training autogeno insomma😁 ) perché le bacche devono essere aperte e private dei semini (tutte, non barate!), quindi sciacquatele in acqua corrente, scolatele, pesatele e mettetele in una pentola antiaderente insieme alle mele (private del torsolo, ma non sbucciate) e al succo del limone, quindi portate a ebollizione a fuoco lento e lasciate bollire per 1 ora circa mescolando di tanto in tanto. Al termine versate il composto nel passatutto e riducetelo in purea. Rimettete sul fuoco e aggiungeteci lo zucchero; lasciate bollire per un'ora e trenta mescolando per non farla attaccare al fondo della pentola.



Ce l'avete quasi fatta, ora deve solamente essere invasata. Chiudete i barattoli appena riempiti in modo che il calore formi il sottovuoto e... voilà! La vostra marmellata è pronta per essere gustata!!!


Provatela insieme ai formaggi piccanti molto stagionati, l'accostamento vi stupirà. 😋


No, no, non fate così... dimenticate la fatica...dovrete mangiarla prima o poi... non può stare in dispensa per tutto il tempo! 
... E non provate a dire "mai più una pazzia del genere", perché il prossimo inverno, andando a passeggio, rivedrete tutte quelle bacche lì a colorare il paesaggio che sembra vi stiano chiamando  e voi... non opporrete resistenza!!! 



P.S.: se provate a farla assaggiare a vostra nonna non senza una punta di orgoglio vi smonterà dicendovi "si chiamano ciuciurummelle e da piccola ci giocavo a chi le tirava più lontano con le mie amiche"! Non dite che non vi avevo avvisato 😇

(*): già mondate... vuol dire che ne dovete raccogliere almeno 600 gr. 





E...state in Abruzzo knitting kal

  Anche se il clima dimostra il contrario è primavera e, accantonata la lana per un po',  la voglia di sferruzzare fili più "legger...