venerdì 31 agosto 2018

The storyteller artisan


For my English friends,this is my article in the weekly column (Le vie della lana) of the newspaper Il Centro.
That's my job, that's what I do. Enjoy reading and sorry about my English.

"Bring your little things, maybe you'll sell them!"

With these words on use to invite the artisans to events, markets.


All the work of research, study, comparisons, conferences, tests, tests and tests, is summed up in one word: "little things". It's like saying to an employee who has made a night to finish a job for an important business operation "Bring me your "little work" 'couse I have a meeting!".


Making artisans was my choice and I would not be able to do anything else, I enjoy creating, trying out new points, mixing colors, venturing strange shapes, resuming old forms, divulging my knowledge, but that does not mean that I'm playing.
According to my point of view, the craftsman is the person who keeps the roots of a people, takes care of them, continues to make them grow to deliver them to even richer future generations.

Gustav Mahler used to say: "Tradition is not the worship of ashes, but the preservation of fire".

I believe I have said it and written it in every way, but it seems I do not want to listen to the discomfort of the category to which I belong: that of artistic craftsmanship.

Penalized in every way, treated fiscally like electricians, hairdressers etc..., the list would be too long. It's not. 70% of craftsman job is research, study, feasibility tests, finding materials, realization, advertising and finally sale.

In my ideal world, the artisan should be in line with the sommeliers, for example, or all the other artists of taste with a really big advantage: the artisan, besides taste, sight, touch, is able to stimulate the heart opening doors that everyone believed were closed, bring back the memories in their place, in open sight, ready to warm the soul in every moment we want.

 Here, this is the world I would like.

To get this on need sensory paths that only with the stories you can drive, so I do not bring my "little things and then maybe I'll sell them", I tell my work and the land where I live through my artifacts and you take home a part of my life.

"Who works with his hands is a worker, who works with his hands and his head is a craftsman, who works with his hands, his head and his heart is an artist" (Saint Francis of Assisi)




mercoledì 25 luglio 2018

#chiedimisesonofelice






"Forse vi sono momentini minuscolini di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza".
A. De Curtis (Totò)



"But take your time, think a lot,
Why, think of everything you've got.
For you will still be here tomorrow,
but your dreams may not."
(Father and Son Cat Steeven)



Mentre stiamo parlando il tempo invidioso sarà già fuggito.
Gustati ogni giorno, confidando il meno possibile nel domani.
(Orazio - Odi)


"Peolple talking withowt speaking
People hearing without listening".
(The sound of silence Simon and Garfunkel)



"Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza."
(L. de’ Medici, Il trionfo di Bacco e Arianna)


Just a perfect day
you made me forget myself
L. Reed, Perfect Day


"Ogni minuto in cui sei triste, 
perdi sessanta secondi di felicità"
(Cit.)


"Io credo che domani sia un altro giorno"


La gioia nell'osservare e nel comprendere, è il dono più bello della natura
(Albert Einstein)


"Nessuno si duole con maggiore ostentazione di chi maggiormente gioisce)
(Publio Cornelio Tacito)


"La vita è il fiore per il quale l'amore è il miele"
(Victor Hugo)


"Le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè. La colazione deve essere abbondante".
(Charles M. Shulz, Peanuts)


"L'uomo è felice quando riesce a distaccarsi dalla sua più grande risorsa, che è anche la sua più grande condanna:
 la mente"
(Marta Vassallo) 
















venerdì 6 luglio 2018

Ferratelle salate






E venne anche il tempo delle ferratelle salate.

E' da un po' di tempo che ci stavo pensando e oggi, finalmente, le ho provate.
Voi direte: beh! Ma che c'è di strano? Niente se non siete Aquilani; se lo foste allora saprete che dire ferratelle salate è un po' come affermare che la terra è piatta.

Vi assicuro che non è stato per niente semplice battere le uova spolverate di sale anziché affogate nello zucchero, anzi abbastanza triste direi, però che dire, il risultato è stato incredibile, anzi non vi nascondo che alla fine ci ho preso gusto e le ho provate con quattro diverse varianti:

Variante 1: pepe


Variante 2: peperoncini piccanti


Variante 3: origano


Variante 4: rosmarino


Sfiziose per un aperitivo al posto dei crakers o delle "solite" tartine, si possono accompagnare con marmellate di lavanda, di melecotogne, pomodori verdi, rape rosse o con l'hummus, affettati o con tutto quello che il vostro gusto vi suggerisce.

Io vi lascio la ricetta base, voi metteteci tutte le varianti che volete.

- 3 uova
- 1 cucchiaino di sale fino
- 1 bicchiere di olio
- 1/2 bicchiere di latte
- 250 gr. di farina 

Una volta impastato il tutto dividetelo in diverse ciotole e insaporitelo a piacere.










martedì 12 giugno 2018

Pane burro e marmellata





Ciliegie! Quando ero piccola (il secolo scorso ormai) adoravo il mese di giugno per due motivi in particolare: si chiudeva la scuola e si maturavano le ciliegie; nessuno al mondo era più felice di me.


Ad un campo vicino casa c'erano due alberi secolari di ciliegio, luogo di riunione di noi bambini. In primavera ci andavamo per godere del profumo dei fiori e all'inizio dell'estate per fare enormi e leggendarie scorpacciate di frutti. I ragazzi più grandi si arrampicavano fin su in cima per raccogliere quelli più maturi che poi  mangiavamo tutti insieme sdraiati sul prato. Roba da preistoria... se lo raccontassimo ai bambini di oggi ci prenderebbero per matti! Insomma, le ciliegie si comprano al supermercato, mica sopra gli alberi!


Adesso sono grande, ho un'altra casa, tante cose sono cambiate, ma in giardino ho un albero di ciliegio che continua a regalarmi frutti a volontà (stagione permettendo ovviamente) e io, facile preda di attacchi di "nonnapaperite", di certo non le lascio tutte agli uccellini che gli svolazzano intorno!



Sciroppate, con il brandy, centrifugate e soprattutto... marmellata!!


Pane, burro e marmellata... la mia merenda preferita, accompagnata dal succo di ciliegia era il massimo. No, scusate, il massimo era mangiarlo insieme ai miei amici nel nostro rifugio segreto.


Il fatto che sia cresciuta non vuol dire privarmi di questo piccolo piacere.


Dopo tutto quale occasione migliore per staccare  la spina e concedermi una pausa, tanto per riordinare le idee e fare spazio a nuovo progetti!.



 Così siamo cresciute, tu e io, simili a due ciliege, nate in coppia, che sembrano divise sui due gambi, ma nella divisione sono unite; due belle coccole su un solo stelo.
William Shakespeare, "Sogno di una notte di mezza estate"









venerdì 1 giugno 2018

Mandorle verdi sott'olio




Mandorle verdi, chi non le ha tra i ricordi?
E' sempre stato il primo frutto fresco dell'anno. Come dicevano gli anziani, profondi scrigni di saggezza, i mandorli fiorivano una luna prima di tutti gli altri alberi; mai hanno resistito al primo tiepido sole di febbraio e, incuranti delle raccomandazioni di  Madre Natura, iniziano a riempirsi di fiori bianchi e rosa e a colorare paesaggi facendoci sognare la primavera.

(Foto dal web)

"Ci vorrebbe una panchina sotto il mandorlo,
e qualcosa da non dimenticare"



Ma torniamo a noi!
Mandorle verdi, dicevamo, mandorloni dalle mie parti; da piccola ne facevo scorpacciate, con quel sapore dolce e aspro che mi facevano strizzare gli occhi quando le masticavo e il "crok" del morso che rimbombava tutto intorno.
Solamente ora so che sono anche benefiche per la nostra salute: combattono il colesterolo cattivo, tengono a bada la glicemia, sostengono il sistema nervoso, nutrienti per la pelle, proteggono dai danni del sole e molto altro ancora, ma no, non sono anche meno caloriche di quelle secche, mi dispiace comunicarvelo in questo modo brutale!
Oltre a mangiarle fresche, in che modo possiamo utilizzarle? Ecco, vi lascio una ricetta curiosa da utilizzare per sorprendere i vostri ospiti in un aperitivo estivo in terrazza: "mandorle verdi sott'olio"


- 20 mandorloni
- 50 ml di vino bianco
- 50 ml di aceto bianco
- un cucchiaino di sale grosso
- Olio extra vergine di oliva

In una pentola portate a bollore il vino, l'aceto e il sale,  aggiungete le mandorle lavate
e fatele bollire per 5 minuti...



... quindi scolatele  e fatele asciugare tra due canovacci per tutta la notte


...infine mettetele in un barattolo sterilizzato e ricoprite di olio extra vergine di oliva. Riponete in un luogo fresco e buio; lasciatele insaporire un paio di settimane almeno prima di assaggiarle.



Che altro aggiungere... ditemi se vi sono piaciute!




mercoledì 11 aprile 2018

Glicine a primavera




Avete presente una qualunque giornata di marzo, quando tutto vi fa pensare all'imminente primavera e invece inizia a nevicare? Già, avete presente!
E' proprio in uno di questi giorni che mi è letteralmente caduto in mano un morbidissimo filato glicine. Come lasciarlo lì, tutto solo, aggomitolato su se stesso, in  cerca di coccole! Avevo appena terminato di riordinare (un parolone per una pasticciona dei fili lo so, ma prendetelo per quello che è) gli attrezzi di un precedente lavoro ed ecco che un uncinetto sguscia via rotolando proprio accanto al gomitolo; ci credereste mai? E' stato amore a prima vista.


Ho iniziato a fare delle prove: catenelle, punti alti, incroci, il gomitolo saltellava felice dentro il cesto da lavoro e l'uncinetto intrecciava e intrecciava, senza sosta.


Gli alberi nel bosco si imbiancavano e il gomitolo color glicine iniziava a prendere la forma di uno scaldacuore, come se non gli importasse del freddo, della primavera che tardava ad arrivare, delle nuvole grigie. La sua frenesia ha reso felice anche me e, mentre uncinettavo, riuscivo a sentire persino l'odore del glicine immaginandolo arrampicato nella parete di una vecchia casa di campagna


Punto dopo punto, giro dopo giro, il gomitolo si è trasformato in un bizzarro coprispalle da indossare a tutte le stagioni, da portare in borsa per qualunque evenienza, sempre pronto all'uso.


Come era prevedibile, la neve di marzo si lasciò sciogliere dai primi raggi del sole di una mattina che si apprestava ad essere tersa e foriera di buone novelle.



Il gomitolo color glicine, orgoglioso della sua metamorfosi, si appresta a girare il mondo delle uncinettatrici per essere trasformato mille e mille volte ancora. 
Se anche voi che state leggendo questa favola voleste aiutarlo, troverete qui le istruzioni per intrecciarlo.
...E vissero tutti felici e contenti 💕





venerdì 6 aprile 2018

Sciroppo di viole mammole





Il mese di marzo non è esistito.
E' passato talmente in fretta da non poterci progettare nel mezzo nulla di nulla.
E' come se il teletrasporto dell'Enterpice mi avesse portato in un universo onirico facendomi rimanere sospesa tra i miei pensieri.
Niente di grave, sono tornata.
L'ho fatto nel bel mezzo della primavera, giusto in tempo per godere del profumo dei primi fiori e dei trilli delle rondinelle esploratrici.



Tra tutti i fiori della primavera, la violetta di campo è la più intrepida; al primo sguardo potrebbe sembrare timida e impacciata, ma riflettendola bene è sfrontata, tenace, allegra e niente è capace di inebriare l'aria come il suo delizioso  profumo. 
Fonte di ispirazione di poeti, scrittori e raccontastorie, le violette oltre che belle da vedere, vengono utilizzate anche come ingredienti per tisane rilassanti, cristallizzate con lo zucchero aromatizzano torte, biscotti, mousse, creme. Contengono vitamine A e C, antiossidanti e mucillagini che calmano la tosse e sciolgono il muco. Che altro pretendiamo da un fiorellino così piccolo?


Io ho iniziato con farci uno sciroppo  e mi sono divertita molto.
Se volete cimentarvi anche voi prendetevi un paio di ore di tempo e concedetevi una bella passeggiata fuori città, lontano dal traffico possibilmente e, quando meno ve lo aspettate, eccole spuntare tra il muschio del sottobosco o a far da cornice ad un mucchietto di pietre

  

Per lo sciroppo vi occorrono 100 di violette (mondate dai calici), 200 ml di acqua, 400 gr, di zucchero (potete anche fare 100 gr. di zucchero e 100 gr di miele, ma vi varierà il colore).
Fate bollire l'acqua e versatela sui petali di viola che avrete messo in una ciotola di vetro o di acciaio già mondati e lavati, girate con un cucchiaio, coprite e lasciate in infusione per almeno 5 ore.


 Trascorso il tempo necessario filtrate il liquido in una pentola, aggiungeteci lo zucchero portate a ebollizione e lasciate bollire lentamente fino al completo scioglimento dello zucchero. Spegnete, il fuoco, lasciate raffreddare e imbottigliate. Conservatelo in un posto fresco e asciutto e non a diretto contatto con la luce del sole.


Oltre che utilizzarlo per addolcire creme e tisane, nei gelati, nelle granite, provatelo nello yogurt, è delizioso! E se non siete astemi come me aggiungete 100 ml di alcol puro e otterrete un delizioso liquore digestivo.
Che altro dirvi: buon divertimento!

P.S.: piccola ma importante avvertenza. Vale sia per le violette che per tutte le erbe e i fiori selvatici che intenderete raccogliere: se sono in giardino verificate che non le abbiate curate con concimi artificiali o liquidi e polveri infestanti; se sono nei prati naturalmente non devono essere vicino al traffico caotico della città... la vostra salute varrà una gita fuori porta che dite?



Le violette

Anche quest’anno andrai per violette

lungo le prode, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai: che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: «Domani è primavera.»
Ogni anno ti confidi al tuo tremante
cuore: «È finita», e pensi: «Non andrò
per violette, non andrò mai più
per violette – ché passò il mio tempo –
lungo le prode, nel febbraio acerbo.»
Invece (e donde ignori, e da qual bocca)
una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventano ali,
sì alta è la promessa ch’è nell’aria.
E per amor dell’esili corolle
quasi senza fragranza, ma beate
d’esser le prime, avidamente schiacci
con gli steli la zolla entro le dita.
O sempre nuova, o non guarita mai
dell’inquieto mal di giovinezza,
a chi dunque darai le tue viole?
A nessuno: a te stessa: o, forse, ad una
fanciulla che ti passi, agile, accanto,
e ti domandi dove tu l’hai colte:
sola n’è degna, ella che fresca ride
come il febbraio; e non si sa qual sia
più felice, se ella, o primavera.


Ada Negri

E...state in Abruzzo knitting kal

  Anche se il clima dimostra il contrario è primavera e, accantonata la lana per un po',  la voglia di sferruzzare fili più "legger...