martedì 8 marzo 2016

Noi: Donne









"I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso e grande devozione.
Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza.
Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo.
Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi.
Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate."

Clarissa Pinkola Estés (Donne che corrono con i lupi)

giovedì 4 febbraio 2016

Il carnevale Aquilano







“Ciascun suoni, balli e canti!/Arda di dolcezza il core!/Non fatica, non dolore!/Ciò c’ha esser, convien sia/Chi vuol esser lieto sia:/di doman non c’è certezza.” (Trionfo di Bacco e Arianna – Lorenzo Dé Medici)



Così recita il più famoso dei canti carnevaleschi ed è un coro libero e festante che incita a godere di ogni attimo della vita perché “di doman non c’è certezza”!! Lo scrisse Lorenzo il Magnifico in occasione del carnevale del 1490 dando il via a tutte le sontuose messe in scena di carri e maschere a cui prendevano parte popolo e borghesia insieme.
Un tempo, in Abruzzo, dove tutte le attività quotidiane della pastorizia e del lavoro dei campi era intriso di religiosità e simbolismi, il Carnevale era la festa per eccellenza, quella piena di riti di passaggio che accompagnava il sopraggiungere della primavera e la fine dell’inverno.


In un periodo che andava dal giorno di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) fino al martedì grasso i carnevali contadini animavano le contrade di campagne e le piazze dei borghi e delle città con sfilate di maschere, balli, dolci fritti di ogni genere l’usanza di bruciare un fantoccio di cartapesta raffigurante l’anno appena trascorso e spargerne le ceneri nei campi come augurio per buoni raccolti.


A L’Aquila si dice “Candelora (2 febbraio), Santo Biasciola (3 febbraio) e Carnevale”, stando a significare che i festeggiamenti iniziano il 4 di febbraio in segno di lutto per ricordare il tremendo terremoto che il 2 febbraio del 1703 distrusse la città, ma dopo questa data fuoco ai fornelli e si inizia a friggere e come sfuggire alla bontà delle frappe aquilane! 


Se volete farle con le vostre mani, in barba all’odore di fritto che si insinuerà tra i vostri capelli, eccovi la mia ricetta: 500 gr di farina, 3 uova, ½ bicchiere di vino bianco, 5 cucchiai di zucchero, ½ bicchiere di olio, buccia grattugiata di un limone. Mettere la farina su una spianatoia a fontana e impastare tutti gli ingredienti, fare un panetto e metterlo a riposare per un’ora sotto una pentola, trascorso il tempo necessario, stendere l’impasto con il mattarello (o con la macchina per la pasta) e tagliate la sfoglia a forme irregolari. Scaldare l’olio (o lo strutto) in una padella e appena pronto friggervi le frappe, scolarle su una carta assorbente e cospargerle di zucchero a velo, di miele millefiori o di cioccolato fondente precedentemente fuso a bagnomaria e che Carnevale sia!



mercoledì 27 gennaio 2016

Le ferratelle Aquilane








Tra tutte le cose che abbiamo perso nel corso dei decenni, una in particolare ci è costata molto cara: il tempo. Già, il tempo, non lo abbiamo più! Oggi viviamo appesi al ticchettio degli orologi, anzi, abbiamo perso anche il ticchettio. Gli orologi sono diventati sempre più freddi e spietati, neanche "ticchettano" più, si limitano a muovere le lancette e noi dietro che corriamo affannandoci e perdendoci i momenti migliori della vita, perché mentre li stiamo vivendo già pensiamo al passo successivo...




C'è stato un momento in cui il tempo era scandito dal sorgere del sole e dal suo tramonto; dal cambio delle stagioni; dai cicli della semina e del raccolto; dalla transumanza delle greggi.



 Tutto si faceva lentamente, seguendo riti antichi e movimenti precisi, questo valeva anche in cucina, specialmente quando si preparavano pietanze e dolci per occasioni speciali. 




Poco più che ragazzetta, un giorno mi venne in mente di fare le "ferratelle", ma non sapevo esattamente i tempi di cottura e quando lo chiesi a mia nonna la sua risposta fu: " Il tempo di un'Ave Maria da un lato e un Padre Nostro dall’altro", ore e minuti non facevano parte del linguaggio comune!




Eccolo il pretesto , se mai ne avessimo bisogno, per ritagliarci la nostra venticinquesima ora: fare le ferratelle, o pizzelle, neole o cancelle (il nome dipende dal posto in Abruzzo in cui si abita, ma, per favore, non chiamatele waffel!).


 E’ necessario procurarci un ferro (anticamente ogni famiglia ne aveva uno, era fatto di ferro con incisi motivi di fiori, cuori, stelle, o stemmi di famiglia, veniva portato in dote dalla donna infatti, nella parte centrale, recava incise le iniziali della futura sposa) e poi di 5 uova, 5 cucchiai di zucchero, 4 di olio, 7 di farina, la buccia grattugiata di un limone (nella tradizione Aquilana anche 1 bicchierino di mosto cotto) . Mentre si impastano gli ingredienti far scaldare il ferro sul fuoco e, quando il composto sarà omogeneo, con un cucchiaio versiamolo al centro del ferro precedentemente unto con un goccio di olio; chiudiamo il ferro e lasciamo cuocere un minuto da un lato e un minuto dall’altro. Apriamo il ferro e, con l’aiuto di una forchetta, togliamo la ferratella. Con questa dose ne usciranno 30-35 circa. (naturalmente esistono anche ferri elettrici….ma io preferisco quelli che si scaldano con la fiamma del fornello a gas, sanno ascoltare meglio i miei pensieri!)



A questo punto la nostra casa sarà profumata quanto basta per attirare il resto della nostra famiglia; quale occasione migliore per riunirci e gustarle insieme magari spalmate di marmellata di uva o di miele e accompagnate da una bella tazza di tisana ai frutti di bosco!



Prendiamocelo tutto questo tempo; non lasciamoci schiaffeggiare dalla meschinità del mondo che ci gira intorno, e, quando rientriamo nel vortice della nostra giornata, pensiamo a questo momento e, se ci concentreremo bene, sentiremo anche un leggero tic-tac-tic-tac......



giovedì 21 gennaio 2016

Chi ben comincia..... (primo tutorial dell'anno!)









“…La felicità è un percorso, non una destinazione” (Madre Teresa di Calcutta)



Sembrano trascorsi appena pochi giorni da quando stavamo parlando delle tradizioni e dolci natalizi, invece, in un balzo, eccoci arrivati a Gennaio; il mese che prende il nome dal dio romano Giano, rappresentato con due facce rivolte in direzioni opposte: l’una guarda all’indietro, verso l’anno trascorso, l’altra in avanti, verso quello che inizia.


Dell’anno appena passato cerchiamo di conservare i bei ricordi, all’anno che ci sta aprendo le porte cerchiamo di portare attenzione per le piccole cose, quelle che ci fanno sorridere e star bene; non carichiamolo di responsabilità, ma aiutiamolo a rendere le nostre giornate migliori.


Concediamoci il lusso di rallentare ogni tanto e, se volete, potremmo farlo insieme.
 Come non inaugurare il nuovo anno intrecciando un filo? Se avete un uncinetto n.5, 100 grammi di lana e 3 ore di tempo, potremmo, per esempio, realizzare un paio di calzettoni.





Incominciamo dalla gamba: con l’uncinetto avviare 40 catenelle e chiudere in cerchio, 3 catenelle e 1 punto alto ogni catenella di avvio, chiudere con una maglia bassissima alla seconda catenella d’inizio. Dal secondo giro, lavorando sempre in tondo, lavorare una maglia alta prendendo il punto sottostante da dietro verso davanti, e la successiva prendendolo da davanti verso dietro (punto coste all’uncinetto).

Dopo aver lavorato per circa 10 cm, continuare a lavorare in tondo a mezza maglia alta, diminuendo nel corso del primo giro 5 maglie. Arrivati all’altezza desiderata, per il tallone, lavorare 18 maglie a mezza maglia alta, 1 catenella, girare lavorare 16 mezze maglie alte e così via (ogni giro diminuire 2 maglie) quando si hanno 3 punti rimanenti aumentare di nuovo le maglie ogni giro fino a tornare alle 18 maglie iniziali.

Senza rompere il filo, piegare a metà i due triangoli e cucirli ai lati a punti nascosti, a questo punto con l’uncinetto riprendere la lavorazione in tondo a mezze maglie alte includendo anche quelle del tallone. Quando siete arrivati alla lunghezza del vostro piede, diminuire ogni giro 1 maglia ogni 3 lavorate, quando ne rimarranno 5 chiudetele tutte insieme facendo passare il filo con un ago a tutti i punti.



Fate l’altra calza allo stesso modo (questa è una calza da donna, se la volete fare da uomo è necessario avviare più catenelle per la gamba e considerarne di più per il tallone).




Un caldo buon anno di vero cuore a tutti voi.


martedì 5 gennaio 2016

Cara Befana, per quest'anno io vorrei.....





Cara Befana,
anche quest'anno, puntuale, sei venuta a chiudere le porte delle festività natalizie.
Quando ero piccola sembrava che tutto dovesse finire in qualche posto in soffitta come le decorazioni dell'albero...solo ora, dopo mooooolti anni, ho capito che invece è qui che tutto incomincia...starò mica diventando saggia???!!
Ormai sono secoli che in questa notte ti aggiri silenziosa tra i tetti delle nostre case per raccogliere i nostri sogni, i nostri desideri, per asciugarci qualche lacrima e condividere sorrisi, ne avrai di storie da raccontare!!
Per tutti i doni che mi hai portato nel corso degli anni, per il coraggio di sognare che mi hai dato, per avermi permesso di volare con la tua magica scopa nei cieli della fantasia, questa notte sarò io a lasciarti un regalo.
Ti ho impacchettato un pezzetto del mio cuore... quello del mio animo bambino affinché ti dia la forza di far di nuovo sognare la gente perché il mondo senza sogni è cattivo e grigio e non è giusto lasciare ai bambini tutta questa oscurità.
Buon lavoro per questa notte mia cara Befana.
Ci vediamo il prossimo anno. Un bacio tua Antonella

P.S.: ti ho lasciato anche una fetta di crostata e, nel thermos, c'è del caffè bollente!! :)




giovedì 31 dicembre 2015

Caro Duemilasedici...





Caro Duemilasedici, come va? Tutto bene? 
Lo so, non è facile per te entrare a far parte delle nostre vite...in effetti non vorrei stare nei tuoi panni! Ancora non vieni al mondo e già ti carichiamo di responsabilità. Ti chiediamo cose che tu non capisci, ti diamo responsabilità che non ti appartengono, vogliamo da te cose assurde...come se riuscissi a prevedere il futuro!!!
Il Duemilaquindici ti ha raccontato delle bestialità di cui siamo capaci; ti ha descritto un mondo insanguinato, violento, disumano, egoista.
Però ti ha anche detto delle cose belle di cui siamo artefici, ti ha parlato di persone che donano la loro vita per salvarne molte altre, ti ha descritto i bambini che fanno del loro meglio per far capire agli adulti quanto sia importante prendersi cura della terra in cui viviamo.
Ti prego Duemilasedici focalizza il tuo pensiero alle cose belle che facciamo, perché, ti assicuro, ci sono e, dal nostro canto, faremo del nostro meglio per rendere il tuo cammino leggero e la tua strada luminosa.
Benvenuto tra noi Nuovo Anno sarà un piacere passare 366 giorni con te! 








mercoledì 30 dicembre 2015

Buon Anno






“…Era il trentun dicembre ed era l'ora/che l'anno vecchio, curvo, se ne va,/nel mare eterno dell'eternità/svanisce, si disperde, si scolora,/mentre vanno per ville e per tuguri/baci e abbracci, brindisi e auguri”.
(da “La diligenza di capodanno” H.C.Andersen)




Complice l’atmosfera natalizia, le luci intermittenti per le strade, la luna piena di Natale (ah! La luna piena di Natale!!), in questo periodo ricapitoliamo il nostro anno cercando di incastrare, come un puzzle, tutti i pezzetti di mesi trascorsi.


 Non so voi, ma io mi sono sempre persa e, alla fine, quando l’ultimo pezzetto da posizionare era evidentemente a forma di “X”, me ne sono sempre ritrovato in mano uno a forma di “W” (citazione a caso!); questo per dire che per quanto mi sforzassi a progettare e programmare le mie giornate, niente è mai andato come avrei voluto, dunque ho deciso di andare a “braccio” come facevano i pastori quando, riunendosi intorno al fuoco nei momenti di riposo, raccontavano storie ripescandole dalla loro memoria! In quei tempi non c’era nulla da programmare, tutto seguiva il flusso delle stagioni e il crescere e calare della luna, il tempo non era rinchiuso nel quadrante di un orologio, correva libero ed ognuno ne seguiva la scia lasciando un segno per quelli che seguivano affinché non perdessero la strada. Ora il tempo lo abbiamo imprigionato in una griglia talmente fitta da rimanerci imbrigliati, non lasciamo più segni, ma solamente scarabocchi senza significato.


In questa notte di fine anno non perdiamo il tempo a costruire nuove griglie, ma utilizziamolo per ordire nuove trame e creare una storia tutta nostra da poter raccontare, a braccio, intorno a un fuoco, nei nostri momenti liberi.


 Ognuno la racconti con il proprio talento, vale anche con un filo di lana se, per esempio, ne avete a portata di mano un gomitolo e magari un uncinetto; avviate 4 catenelle, lavorare, senza chiuderle, 5 maglie alte nella terza catenella, eseguito l’ultimo punto alto chiudere insieme  tutti i punti; 4 catenelle, ripetere la lavorazione delle 5 maglie alte, continuando fino a raggiungere una lunghezza pari a 80 cm, quindi chiudere insieme le due estremità con un nodo ed ecco qua una originale collana  che avrà la duplice funzione di accessorio e scalda collo. Se utilizzerete un filato misto a lamè sarà il giusto completamento di un abito elegante per una serata speciale.


Ora che ci siamo rilassati, prima di entrare nel vortice dei festeggiamenti, vi lascio augurandovi un anno nuovo pronto a ricevere tutte le vostre storie. Cin Cin!











E...state in Abruzzo knitting kal

  Anche se il clima dimostra il contrario è primavera e, accantonata la lana per un po',  la voglia di sferruzzare fili più "legger...